contratto di prestito tra privati senza interessi

I prestiti tra privati senza interessi sono anche detti prestiti infruttiferi.

Questi si differenziano da quelli fruttiferi perché sono erogati tra amici, familiari e conoscenti e non presentano la maturazione di alcun tipo di interesse.

La loro restituzione può avvenire mediante la suddivisione dell’importo in rate, oppure attraverso un unico pagamento.

Come richiedere un prestito infruttifero

I prestiti infruttiferi sono finanziamenti erogati tra privati: parenti, amici e/o soci, senza nessun interesse (sono detti infruttiferi proprio perché non fruttano alcun interesse). La restituzione di detti prestiti può avvenire attraverso una serie di rate oppure in un’unica soluzione.

Ovviamente, il debitore è tenuto a restituire soltanto la somma che gli è stata prestata. I prestiti infruttiferi, a differenza delle donazioni, prevedono sempre la restituzione della somma erogata che, ribadiamo, deve avvenire senza l’applicazione di alcun tipo di interesse.

Caratteristiche dei prestiti infruttiferi

Questi prestiti vengono erogati occasionalmente, a persone che ne hanno urgente bisogno come amici o parenti. La natura stessa di questi prestiti non ammette la possibilità che vengano concessi in maniera abituale e, soprattutto, a sconosciuti.

Un comportamento di questo genere non verrebbe ritenuto accettabile dal fisco, in quanto sospetto e potenzialmente assimilabile a quello di uno strozzino oppure di chi è intenzionato ad attuare pratiche di riciclaggio.

Esistono delle regole da rispettare?

Quando si chiede (e si accetta) un prestito di questo tipo, è fondamentale rispettare alcune regole indicate dalla legge italiana, allo scopo di non incorrere in eventuali sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Movimenti di denaro da un conto corrente all’altro, infatti, potrebbero insospettire gli enti preposti alla vigilanza, nonostante si tratti di operazioni tra privati.

Qualora un privato cittadino volesse prestare denaro a un amico o a un parente senza attenersi alle regole, potrebbe incorrere in accertamenti fiscali, motivati da sospetti relativi alla presenza di reati di una certa gravità.

Se fino a qualche anno fa la legge era più tollerante, oggi, a causa dei frequenti movimenti illeciti di denaro, non lo è più, nonostante la buona fede di entrambi i soggetti coinvolti.

Naturalmente, parliamo di approfondimenti dovuti, che non preludono a nessuna decisione definitiva in merito. In ogni caso, l’Agenzia delle Entrate può contestare quanto segue:

  • classificazione del prestito come “usuraio”
  • violazione delle norme antiriciclaggio
  • interpretazione del prestito come fruttifero, qualora la causale non dovesse indicare chiaramente il contrario

I primi due reati prevedono sanzioni penali. Nell’ultimo caso, invece, si rischia di dover pagare una multa in denaro.

Quanti tipi di prestiti infruttiferi esistono?

I prestiti infruttiferi appartengono alla categoria dei prestiti non regolamentati, ovvero i movimenti di denaro che non richiedono la presenza di intermediari. Questi prestiti possono avere diverse forme, qualificandosi come:

  • prestiti infruttiferi stipulati tramite scrittura privata
  • prestiti infruttiferi epistolari
  • prestiti infruttiferi garantiti da cambiali
  • prestiti infruttiferi con causale di bonifico

Prestiti infruttiferi stipulati tramite scrittura privata

L’accordo viene formalizzato ricorrendo alla scrittura privata.

Ciò avviene perché la forma scritta è in grado di tutelare entrambe le parti, indicando in maniera chiara e condivisa le condizioni che regolano il prestito.

La forma scritta testimonia l’esistenza del prestito e tale contratto consente di tutelarsi anche dalle eventuali iniziative dell’Agenzia delle Entrate, che potrebbe sospettare attività fraudolente o movimenti di denaro illeciti.

La scrittura privata rappresenta una prova inconfutabile, che può essere presentata nel caso vengano chiesti chiarimenti da parte delle autorità preposte.

Inoltre, sarebbe opportuno registrare la stessa scrittura privata presso l’Agenzia delle Entrate, soprattutto qualora la somma erogata fosse cospicua. Per la registrazione del documento è necessario pagare:

  • un’imposta di bollo del valore di 16 euro per ogni 4 facciate del contratto
  • un’imposta di registro pari al 3% dell’importo prestato (entro 20 giorni dalla data in cui è stato stipulato il contratto)

All’interno della scrittura privata è necessario indicare chiaramente:

  • i dati anagrafici del debitore e del creditore
  • l’ammontare della somma erogata
  • la durata del prestito
  • la data del versamento, certificata con un timbro di un qualsiasi ufficio postale
  • le modalità in cui avverrà il rimborso

Questi documenti devono includere anche la dicitura “contratto di mutuo redatto secondo le norme disposte dall’articolo 1813 del Codice Civile e seguenti”.

Infine, è necessario specificare sempre tutte le eventuali garanzie individuate dalle parti (ipoteca o garante) e la finalità per cui è stato concesso il prestito (spese mediche, acquisto di un’auto, etc).

Prestiti infruttiferi epistolari

I prestiti infruttiferi epistolari, che avvengono per corrispondenza, prevedono l’esistenza di un contratto redatto da una delle parti e inviato all’altro per posta.

Quest’ultimo, dopo aver firmato lo stesso documento, è tenuto a rispedirlo al mittente. Questi prestiti non vanno registrati, pertanto non sono soggetti a nessuna imposta.

Prestiti infruttiferi garantiti da cambiali

I prestiti infruttiferi garantiti da cambiali vengono tutelati proprio da questi titoli di credito, il che comporta un costo per l’imposta di bollo pari al 12 per mille dell’importo di ciascuna cambiale. Le stesse cambiali offrono la possibilità al creditore di chiedere l’esecuzione forzata del titolo, qualora il debitore non dovesse provvedere autonomamente al rimborso.

Prestiti infruttiferi con causale di bonifico

Un’altra maniera di prestare una determinata quantità di denaro è quella di ricorrere ad un bonifico bancario. La legge italiana prevede l’uso di pagamenti tracciabili (tra cui il bonifico) ogni volta che vengono spostate somme di denaro importanti.

Non esiste alcuna forma prestabilita da utilizzare all’interno della causale del bonifico ma, per non incorrere in problemi, potrebbe essere utile scrivere: “prestito infruttifero per…” e aggiungere a tale dicitura il motivo per cui è stato erogato il prestito.

Decreto ingiuntivo

In tutti i casi sopra elencati è necessario che il debitore rimborsi il prestatore.

Qualora non dovesse farlo nei tempi e nei modi prestabiliti, il creditore potrà presentare ricorso e richiedere un decreto ingiuntivo attraverso il quale recuperare il credito. In caso di decreto ingiuntivo, il debitore deve provvedere alla restituzione della somma entro un termine massimo di 40 giorni.

Se entro questo limite di tempo il debitore non ha provveduto a rimborsare il prestito, il giudice può disporre l’esecuzione forzata della somma contestata.

ALBERTO ANGELIA

Sono uno scrittore specializzato nel settore assicurazioni e prestiti e vivo a Roma con la mia famiglia.

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